| Mi nascondo, prendo la mira e colpisco in un punto vitale [Nascondersi, TXC, +1d6] 
Epilogo "Il tuo corpo era ancora caldo che noi già disputavamo la tua eredità e continuammo a combatterci per anni. Tu non c'eri più e con te se n'era andato il sogno che c'aveva tenuti uniti. Leptine volle seguirti e la trovammo agonizzante ai piedi del tuo letto, coi polsi recisi. La regina madre Sisygambis si coprì il capo con un velo nero e si lasciò morire d'inedia. Roxane dicese di vivere perché potesse vivere tuo figlio. "Perdicca coronò il suo sogno e sposò Cleopatra, ma fu il primo a cadere nel tentativo di tenere insieme il tuo impero. Cadde in battaglia contro i miei eserciti. Povero Perdicca! "La cosa strana è che, benché ci combattessimo aspramente facendo e disfacendo continuamente le nostre alleanze, non ci odiavamo, anzi, in un certo senso continuavamo a rimanre amici. Una volta, anni dopo la tua scomparsa, ci incontrammo tutti a Babilonia per trovare un accordo e invece, dopo un po', la riunione degenerò in una rissa. Ma, a un tratto, Eumene spuntò da dietro una porta e gettò sul tuo trono vuoto il tuo mantello e il tuo scettro e come d'incanto il litigio cessò, le voci s'attenuarono, gli sguardi e i volti si fecero pensosi. Anche se soltanto per un attimo, tu eri tornato e noi stavamoo lì, davanti a quel mantello e a quel trono vuoto come se tu fossi riapparso improvvisamente, come per miracolo. "Non siamo stati degni di te, eppure cercavamo d'imitarti in tutto: ci facevamo ritrarre nello stesso atteggiamento, con la testa leggermente piegata sulla spalla destra, coi capelli alti sulla fronte, anche quando di capelli ce n'erano rimasti ben pochi, ma era solo per sfruttare la tua immagine. Non abbiamo nemmeno avuto il coraggio di salvare la tua famiglia, distrutta, annientata senza pietà per un comma in calce a un trattato di spartizione:" Qualora dovesse succedere qualcosa al bambino, la Macedonia andrà a...". Come condannarlo a morte. Che orrore: tua moglia, tua madre, tuo figlio, tutti morti... La sete di potere ci aveva inaridito l'anima, ci aveva trasformato in mostri. "E quasi tutti ripudiammo ben presto le spose persiane che ci avevi dato, a parte Seleuco che amava la sua Apama e le dedicò bellissime città. "Seleuco... per qualche tempo fu lui il nuovo Alessandro e riuscì quasi a resuscitare il tuo impero. Ora è vecchio come me, pieno d'accacchi. Ci siamo fatti la guerra più volte, o meglio, i nostri eserciti si sono scontrati sui confini delle Celesiria, lasciati troppo incerti da un altro trattato, uno dei tanti, troppo vago, ma siamo sempre rimasti in buoni rapporti, come vecchi amici. "non so come stia ora, ma credo che anche lui sia prossimo alla fine. Quanto a me, ho lasciato oramai da due anni lo scettro e il regno a mio figlio, Tolomeo II, per scrivere questa storia. L'unico mio vanto, a parte quello di aver saputo rinunciare spontaneamente al potere prima che la morte mi ci costringesse, è stato quello d'averti riportato qui, nella tua Alessandria, l'unico luogo degno di te. Oh, come vorrei che tu la vedessi ora! E' bella, sai? E' una città meravigliosa e fiorente, proprio come tu l'avevi sognata, ricordi? "Eravamo ragazzi allora, e il nostro animo ardeva dei sogni che tu ci rappresentavi davanti; eravamo come dèi quando cavalcavamo al tuo fianco, risplendenti nelle nostre armature. "E' ora di chiudere gli occhi, anche per noi che siamo vissuti troppo a lungo. E questa volta per sempre."
Ptolomeo I, Faraone d'Egitto  |